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IN AMORE SI VINCE ENTRAMBI

12/02/2020

«Io cerco la persona che sia capace di amare l’altro senza per questo punirlo, senza renderlo prigioniero o dissuaderlo; cerco questa persona del futuro che sappia realizzare un amore indipendente dai vantaggi o svantaggi sociali, affinché l’amore sia sempre fine a se stesso e non solo il mezzo in vista di uno scopo.»

Carl Gustav Jung a Sabina Spielrein

 

 

E’ possibile stabilire un decalogo della felicità? Quali sono le regole per un amore felice? Non ci sono regole in amore e anche se un vecchio detto popolare sostiene che “in amore vince chi fugge”, l’unica regola che mi sembra plausibile è che in amore si vince entrambi o non si vince affatto. Quasi ogni giorno mi succede di leggere articoli o post in cui si suggerisce quale sia il modo migliore per vivere una relazione appagante. Frasi come “ricordati cosa meriti veramente”, “se fa male non è amore”, “ Sei tu che dici agli altri come trattarti”, stanno dilagando nel web. Sono tutti spunti di riflessione plausibili, sostenuti da fonti autorevoli, eppure sempre più spesso l’amore si trasforma in un gioco cieco in cui perdono tutti.

Le persone lo sanno che meritano di più, lo vorrebbero tanto quel di più, eppure vivono relazioni a metà, prigioniere di telefonate mai arrivate, cene saltate, attenzioni ad intermittenza o violenze verbali o fisiche. Leggono gli articoli sulla cosiddetta “dipendenza affettiva”, sanno a memoria il decalogo del bravo “narcisista”, se vogliamo usare un’etichetta clinica recentemente abusata, eppure continuano a vivere dibattendosi come pesci nella rete, prigioniere di relazioni che più che d’amore parlano di dolore.

Non ti dirò che se fa male non è amore, che se ti toglie energia e tempo, ti fa sentire sbagliat@, insicur@ non è la cosa giusta per te, perché lo sai già e saperlo probabilmente ha solo aumentato il tuo senso di frustrazione. Ti comporti come un giocatore al casinò, continui ad infilare monetine in un marchingegno che una volta ogni tanto ti fa vincere, e quelle briciole di vittoria ti spingono a comprare ancora e ancora gettoni. È un gioco crudele che fai con te stess@ e lo sai, ma non puoi proprio farne a meno.

Quello che voglio raccontarti oggi è una storia un po’ diversa, voglio raccontarti di qualcuno che voleva cambiare il mondo e nel tentare di esercitare il suo potere ne è rimasto vittima. E poi ti racconterò che quel qualcuno voleva di più ma non sapeva cos’era quel di più.

Ogni volta che ricevi la telefonata tanto agognata, l’attenzione inaspettata, ogni volta che per qualche giorno cambiano i copioni, tu ti senti potente. Ma il tuo partner, reale o immaginario che sia, ha stabilito a priori delle regole, per cui sarà sempre lui/lei a decidere quando farti sentire in quel modo. Questa storia, così inaccettabile svolge una funzione importante per te, se così non fosse, sarebbe facile interromperla. Forse non l’avevi mai vista così, immaginavi di stare dalla parte dei “buoni” e invece scopri che c’è un motivo per cui ti tieni quella storia che non va, stai giocando a braccio di ferro ma ti stai dimenticando che, per uno strano regolamento interno, tu devi accettare di perdere perché il gioco possa continuare. Se solo pretendessi di vincere, il tuo “avversario” chiuderebbe la partita in tempo zero.

Nel mito di Ovidio, Narciso si innamora della sua stessa immagine, inconsapevole di essere in quella immagine. E se la sete di conquista del narcisista non fosse altro che la tua sete di conquista? É una storia di potere in cui entrambi vogliono vincere sull’altro e si perdono la possibilità di arrivare al traguardo assieme.

E poi c’è la seconda parte della storia quella in cui vuoi di più ma non sai nemmeno tu cos’è quel di più, è molto complesso costruire relazioni felici senza sapere cosa sia per noi felicità. È come cercare la chiave in un mazzo, senza sapere quale porta vuoi aprire. Molto spesso facciamo corrispondere il “di più” a quei brevi istanti di appagamento che ci vengono dalla compagnia di chi crediamo di amare. E presto detto il tanto decantato amore della nostra vita si trasforma in un mezzo per colmare il senso di solitudine o l’insoddisfazione per la nostra esistenza. “ Sei la sola cosa bella nelle mie giornate…” non è tra i migliori complimenti che possiate fare o ricevere, ad essere la luce infondo al tunnel per qualcuno non c’è nulla di meraviglioso e per quanto vi possa far sentire speciali, prima o poi vi spegnerete anche voi insieme a tutto il resto. Perciò se vogliamo “di più” dobbiamo stabilire in modo chiaro cosa sia quel di più e gli obiettivi dovranno riguardare solo noi le nostre vite e scelte, nessun altro.

Solo così potremo cominciare a vivere per noi stessi, non per essere visti da qualcun altro, le giornate vissute per costruire la propria felicità senza che questa dipenda dal cambiamento di un'altra persona hanno tutto un altro sapore. Definendo in modo chiaro le nostre priorità, assaporando piccoli grandi traguardi personali, impareremo ad esercitare il nostro potere in modo costruttivo, e le nostre relazioni si baseranno sulla regola “vinciamo entrambi”. Finalmente giocheremo la partita con qualcuno e non contro qualcuno, allora potremmo pensare di arrivare al traguardo insieme.

 



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